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Guida alla scelta del Nome per un bimbo da PaginaInizio
UNA SERIE DI RIFLESSIONI E NOTIZIE UTILI PER AIUTARTI NELLA SCELTA

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 Una serie di consigli ed informazioni utili a scegliere il Nome del nascituro.  In collaborazione con Nomix

La scelta del nome è legata alla storia, alla religione ed ai costumi della vostra famiglia.
Non prendete questa decisione alla leggera, assicuratevi che il nome sarà in armonia con il vostro cognome e che, dunque, non sarà motivo di derisione da parte di coloro che circondano il vostro bambino. Sarà, infatti proprio lui a doverlo portare ed a subirne le conseguenze.
Un nome originale può essere una bella cosa a meno che non sia difficile da pronunciare, soprattutto per il bambino, perché ciò potrebbe metterlo in imbarazzo e il vostro piccolo non merita proprio questo.
Un nome può giocare sulla personalità del bambino ed esercitare un'influenza nelle sue relazioni con gli altri. Il vostro bimbo dovrà pronunciarlo e sentirlo migliaia di volte, a scuola, intorno a lui, ma anche quando sarà grande, nella sua vita professionale. Non esitate quindi a parlarne tra voi e con chi vi sta intorno.
Spesso la prima idea risulta la migliore, ma se non ne siete convinti ecco alcune riflessioni...

- Innanzitutto, da dove parto? Da un suono o da un significato?
  Dal fascino che un nome può avere "a pelle" o dalla scelta di un augurio, di un contenuto?
- Se decido di partire dal suono, mi interessa sapere qual è l'etimologia e da dove viene? E se non trovo un’etimologia sicura e convincente, scelgo lo stesso il nome? E se poi scopro che il significato etimologico non mi piace, scarto il nome o non me ne faccio un problema e lo scelgo lo stesso? Oppure cerco di re-interpretarlo, dandogli un significato "personale", diverso da quello etimologico?
- Se invece decido di partire da un significato, che domande mi devo fare per capire quale significato mi sembra più giusto per un bambino in arrivo? Devo pensare a una sua caratteristica probabile? A un'evocazione di un ambiente o di un'atmosfera che mi comunica sensazioni positive? A un augurio? E se decido che gli voglio augurare qualcosa, cosa penso sia più importante per me, o per lui? Quali sono i valori profondi che vorrei augurargli di possedere, quali sentimenti vorrei che provasse, quali situazioni vorrei che vivesse?
- In quale area linguistica mi voglio muovere? Preferisco un nome radicato a fondo nella mia cultura, che abbia le sue origini in comune con le mie, oppure preferisco un nome che venga da lontano, che mi porti un riflesso di un mondo che non conosco ma che magari mi affascina? Questo nome deve essere entrato nel patrimonio dei nomi italiani, oppure preferisco un nome straniero, magari esotico, che abbia una grafia e una pronuncia diverse da quelle della mia lingua? E se sì, perché?
- Posso pensare di creare un nome nuovo, unico, se non ne trovo uno che mi soddisfi tra quelli esistenti? Posso permettermi di scrivere nella mia lingua una pronuncia straniera, modificando la grafia originale? Posso permettermi di usare un suono che non significa niente perché a me invece comunica molto?
- Scarto in partenza una serie di nomi solo perché sono troppo usati? E se sì, qual è il limite del "troppo usato"? Scarto il nome di moda (per esempio Martina) o anche il nome superclassico che è usato costantemente senza cali e senza picchi (per esempio Marta)?
- Se decido a priori per l'originalità, fino a che punto posso spingermi, qual è il confine tra l'originale e il bizzarro
- Quanto è importante l'opinione altrui ? Se sono convintissimo della mia scelta, quanto mi devo preoccupare che questa scelta sia condivisa e capita da chi mi sta vicino (nonni e parenti vari)? Se ignoro l'opinione di chi mi sta vicino, mi devo però preoccupare che mio figlio ne paghi poi le conseguenze, portando per tutta la vita un nome che potrà sentire “difficile”? Oppure devo pensare che sarà in grado di capire e apprezzare nonostante i commenti che potrà sentire? E al contrario: se scelgo un nome molto usato, sicuramente facile da portare, quanto mi importa che mio figlio viva in mezzo ad omonimi? O che il nome lo possa caratterizzare troppo poco costringendolo in alcune situazioni a usare il cognome per farsi riconoscere?
- Quanto è importante l'abbinamento eufonico con il cognome e con i nomi degli altri familiari, specialmente fratelli? E se cerco un buon abbinamento tra nomi, abbino a seconda del suono o mi importa di più trovare un legame di contenuto, o un percorso diverso e più personale?
- Quanto sono importanti gli aspetti pratici? Per esempio, evito i doppi nomi perché creano pasticci con i documenti e il codice fiscale? Evito di usare un nome che contenga h, y, j o che si pronunci diversamente da come si scrive per evitare incomprensioni, errori vari o semplicemente la fatica di dover specificare ogni volta grafia e pronuncia? Sto attento a eventuali difetti di pronuncia familiari per evitare che mi nasca un bimbo con la R moscia che si chiama Ruggero?
- Quanto è importante la storia culturale del nome (come e quando si è affermato, che tipo di significati sociali/politici/artistici/letterari ha avuto in passato o ha nel presente, chi eventualmente l'ha portato caratterizzandolo, insomma tutti i fattori che portano a collegare il nome con qualcosa o qualcuno che gli dà un significato in più)? Se scelgo un nome straniero, non mi fa paura l'idea di non conoscerne la storia culturale del paese d'origine?
- Che significato può avere dare un nome che è stato di qualcun altro ? È solo un omaggio a chi l'ha portato prima, oppure può essere una forma di augurio? E se si sceglie di ricordare qualcuno, può aver senso che non sia una persona cara ma un personaggio (reale o immaginario) in qualche modo noto?
- Quanto è importante, per un genitore, dissociarsi psicologicamente dal figlio e pensare di dargli un nome SUO, che sia del figlio e non del genitore? In altre parole, quanto possiamo mettere di noi in nostro figlio? È accettabile (o forse augurabile) "segnarlo" con una parte di noi? Non si parla del proprio gusto, che è inevitabile assecondare, ma di alcune idee o alcuni valori in cui crediamo (per esempio scegliendo un nome ideologico, o dedicato a qualcosa in particolare come un luogo, un fatto o una persona).

Bene, dopo tutte queste riflessioni forse siete pronti per scegliere il nome consultando il nostro vasto archivio oppure, se non avete ambizioni di originalità, potete sempre limitarvi a sceglierlo fra quelli più diffusi.

 Le Leggi Italiane che regolano la scelta del Nome

La scelta del nome è regolata dal Decreto del Presidente della Repubblica 396 del 2000 che contiene, dopo le riforme Bassanini, alcune modifiche rispetto al precedente Regio Decreto del 1939.

  • Il nuovo testo modifica in particolare gli articoli 34 e 35, relativi alla scelta del nome, introducendo importanti elementi di novità. I divieti assoluti esistono per l’imposizione dello stesso nome del padre vivente (attenzione, in Italia non è ammesso nemmeno il ‘jr’ come negli Stati Uniti), di un fratello o di una sorella viventi, un cognome come nome o nomi ridicoli e vergognosi.

  • Non esiste più invece il divieto per l’imposizione di nomi geografici anche se la tolleranza per Italia, Europa o America, diffusi in passato, è sempre stata piuttosto alta. Le ‘Asia’, poi, si sono potute chiamare così in virtù di un’antica divinità.

  • Il nuovo ordinamento cancella anche la possibilità, usata di frequente in passato, di mettere nome ‘Esposito’ ai trovatelli. Al comma 3, l’articolo 34 proibisce infatti di imporre "nomi o cognomi che facciano intendere l’origine naturale" del bebè, nel caso in cui non siano conosciuti i genitori.

L’Anagrafe non può “vietare” un nome
Sono poche e semplici, insomma, le regole da tenere presente quando si compila l’atto di nascita ma chi ha il potere di ‘contenere’ i genitori in caso di scelte stravaganti? La parte del ‘cattivo’ spetta all’ufficiale di Stato Civile ma anche il suo ruolo, con il nuovo ordinamento, è profondamente cambiato.
“Il comma quarto dell’articolo 34 del D.P.R. 396/2000 – riprende Calvigioni, che è anche autore di consultati testi su Stato Civile e Anagrafe – è l’elemento di maggiore innovazione rispetto al passato. Mentre prima, infatti, l’ufficiale di Stato Civile poteva opporsi alla registrazione di un nome che non rispondesse ai requisiti imponendo un nome di sua scelta, oggi, pur in presenza di divieti, può opporsi ma non può rifiutare la registrazione del nome”. Di fronte ad un genitore ostinato, insomma, ben poco resta da fare. L’ufficiale, dopo aver informato il dichiarante, può infatti solo trasmettere gli atti al Procuratore della Repubblica che, a sua discrezione, può attivarsi per chiedere una sentenza di rettifica del nome. Solo se il procuratore non procede posso attivarsi i genitori attraverso un’istanza prefettizia, come vedremo in seguito.
Meglio o peggio rispetto al passato? “Sicuramente - riprende Calvigioni – sono diminuiti i casi di contenzioso: come non sono equilibrati i genitori nella scelta di un nome, così anche gli ufficiali di Stato Civile erano piuttosto fantasiosi! In materia di scelta del nome il legislatore ha però optato per lasciare grande libertà al genitore: siano mamme e papà a decidere”.

Come e quando indicare il nome scelto
Anche se le procedure sono oggi molto semplificate rispetto al passato, per non cacciarsi nei meandri del diritto, la cosa migliore è che mamma e papà abbiano le idee chiare fin dal primo vagito e si rechino insieme a registrare il nome del bebè.
Alcuni problemi nascono proprio perché i genitori non vanno insieme dall’ufficiale di Stato Civile. Ma l’atto di nascita, dopo le riforme Bassanini, si può fare direttamente al centro di nascita, ospedale o clinica privata che sia, entro i primi tre giorni dall’arrivo del bebè. In alternativa entro i 10 giorni successivi, congiuntamente, di fronte all’ufficiale di Stato Civile”. Come dire, se proprio non siete certi di aver convinto il partner, meglio andare a registrare insieme il nome del bambino.