Cosa vuol dire meme e da dove viene questa parola?

Perché si chiamano meme le immagini divertenti?
Nel 1976 la parola "meme" non indicava una fotografia divertente, una battuta condivisa sui social o un breve video diventato virale. Il termine nacque in un libro di biologia evolutiva e serviva a descrivere qualcosa di molto più ampio: il modo in cui un'idea riesce a passare da una persona all'altra, venendo copiata e spesso modificata. Solo parecchio tempo dopo Internet si sarebbe appropriato della parola dandole il significato che conosciamo oggi.
Da dove viene la parola meme
Il termine fu coniato nel 1976 dal biologo britannico Richard Dawkins nel libro "The Selfish Gene". Dawkins cercava una parola breve per indicare un'unità di trasmissione culturale, qualcosa che potesse diffondersi attraverso l'imitazione in maniera paragonabile, almeno come modello concettuale, alla trasmissione dei geni.
Secondo la ricostruzione riportata dal dizionario Merriam-Webster, partì dalla parola greca "mimema", collegata all'idea di imitazione, e la accorciò per ottenere meme, scegliendo anche una forma che ricordasse la parola inglese "gene". Tra gli esempi citati da Dawkins comparivano melodie, idee, espressioni, mode e modi di costruire oggetti.
Un meme, dunque, esisteva prima del Web. Una filastrocca che passa tra generazioni, una frase che tutti cominciano a ripetere o una moda imitata da migliaia di persone possono essere considerate meme nel significato originario del termine.
Come il meme è arrivato su Internet
Con la diffusione della rete il concetto ha trovato un ambiente particolarmente adatto. Un contenuto poteva essere copiato, modificato e inviato a migliaia di persone in tempi sempre più brevi. Ed è proprio questa capacità di replicarsi che collega il significato originale a quello attuale.
Uno degli esempi storici più citati è Dancing Baby, una breve animazione di un bambino che balla, circolata online a partire dal 1996. Lo Smithsonian la considera una delle prime grandi manifestazioni della cultura dei meme su Internet. Merriam-Webster segnala inoltre un'intervista trasmessa dalla CNN nel 1998 nella quale Dancing Baby veniva definito un "net meme".
Che cosa significa meme oggi
Nel linguaggio comune un meme è soprattutto un contenuto che si diffonde rapidamente online e che viene riconosciuto, riprodotto oppure reinterpretato dagli utenti. Può essere un'immagine accompagnata da una frase, ma anche un video, una battuta, una scena, un'espressione o uno schema che viene continuamente riutilizzato.
C'è però una distinzione utile. Non ogni immagine divertente è automaticamente un meme. Per esserlo davvero deve esserci una componente di diffusione e imitazione: altre persone devono riconoscere quel modello, condividerlo oppure produrne nuove versioni. Una fotografia spiritosa vista da poche persone rimane semplicemente una fotografia spiritosa.
Questa caratteristica spiega perché lo stesso meme possa cambiare significato nel giro di pochi giorni. L'immagine di partenza resta riconoscibile, mentre testo e contesto vengono adattati a situazioni differenti. A volte l'originale finisce quasi per scomparire.
Qual è stato il primo meme di Internet?
Non esiste un unico candidato accettato senza discussioni. Dancing Baby, apparso nel 1996 e diffuso attraverso posta elettronica e siti Web, viene però indicato frequentemente tra i primi meme della rete. Lo Smithsonian lo inserisce tra le prime grandi manifestazioni del fenomeno.

Perché i meme funzionano così bene
Un meme efficace richiede pochissimo tempo per essere compreso. Chi conosce già l'immagine o la battuta di riferimento completa mentalmente una parte del messaggio. È una comunicazione molto compressa: poche parole possono richiamare una situazione che migliaia di persone conoscono già.
La velocità, però, non basta. Un contenuto può diventare molto popolare e sparire senza generare imitazioni. Nel meme è importante la possibilità di essere riutilizzato. Proprio per questo alcuni formati sopravvivono per anni, mentre altri durano soltanto qualche giorno.
Domande e curiosità
Da dove viene la parola meme
Il termine fu coniato nel 1976 dal biologo britannico Richard Dawkins nel libro "The Selfish Gene". Dawkins cercava una parola breve per indicare un'unità di trasmissione culturale, qualcosa che potesse diffondersi attraverso l'imitazione in maniera paragonabile, almeno come modello concettuale, alla trasmissione dei geni.
Secondo la ricostruzione riportata dal dizionario Merriam-Webster, partì dalla parola greca "mimema", collegata all'idea di imitazione, e la accorciò per ottenere meme, scegliendo anche una forma che ricordasse la parola inglese "gene". Tra gli esempi citati da Dawkins comparivano melodie, idee, espressioni, mode e modi di costruire oggetti.
Un meme, dunque, esisteva prima del Web. Una filastrocca che passa tra generazioni, una frase che tutti cominciano a ripetere o una moda imitata da migliaia di persone possono essere considerate meme nel significato originario del termine.
Come il meme è arrivato su Internet
Con la diffusione della rete il concetto ha trovato un ambiente particolarmente adatto. Un contenuto poteva essere copiato, modificato e inviato a migliaia di persone in tempi sempre più brevi. Ed è proprio questa capacità di replicarsi che collega il significato originale a quello attuale.
Uno degli esempi storici più citati è Dancing Baby, una breve animazione di un bambino che balla, circolata online a partire dal 1996. Lo Smithsonian la considera una delle prime grandi manifestazioni della cultura dei meme su Internet. Merriam-Webster segnala inoltre un'intervista trasmessa dalla CNN nel 1998 nella quale Dancing Baby veniva definito un "net meme".
Il passaggio, quindi, fu graduale. La parola già esisteva, mentre Internet ne ha ristretto e nello stesso tempo trasformato l'uso.
Che cosa significa meme oggi
Nel linguaggio comune un meme è soprattutto un contenuto che si diffonde rapidamente online e che viene riconosciuto, riprodotto oppure reinterpretato dagli utenti. Può essere un'immagine accompagnata da una frase, ma anche un video, una battuta, una scena, un'espressione o uno schema che viene continuamente riutilizzato.
C'è però una distinzione utile. Non ogni immagine divertente è automaticamente un meme. Per esserlo davvero deve esserci una componente di diffusione e imitazione: altre persone devono riconoscere quel modello, condividerlo oppure produrne nuove versioni. Una fotografia spiritosa vista da poche persone rimane semplicemente una fotografia spiritosa.
Questa caratteristica spiega perché lo stesso meme possa cambiare significato nel giro di pochi giorni. L'immagine di partenza resta riconoscibile, mentre testo e contesto vengono adattati a situazioni differenti. A volte l'originale finisce quasi per scomparire.
Qual è stato il primo meme di Internet?
Non esiste un unico candidato accettato senza discussioni. Dancing Baby, apparso nel 1996 e diffuso attraverso posta elettronica e siti Web, viene però indicato frequentemente tra i primi meme della rete. Lo Smithsonian lo inserisce tra le prime grandi manifestazioni del fenomeno.

Perché i meme funzionano così bene
Un meme efficace richiede pochissimo tempo per essere compreso. Chi conosce già l'immagine o la battuta di riferimento completa mentalmente una parte del messaggio. È una comunicazione molto compressa: poche parole possono richiamare una situazione che migliaia di persone conoscono già.
La velocità, però, non basta. Un contenuto può diventare molto popolare e sparire senza generare imitazioni. Nel meme è importante la possibilità di essere riutilizzato. Proprio per questo alcuni formati sopravvivono per anni, mentre altri durano soltanto qualche giorno.
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