Perché i calciatori dei Mondiali hanno i calzettoni bucati?

Tagliare i calzettoni aiuta davvero i calciatori?
A vederli dalla tribuna sembrano calzettoni rovinati, un difetto di fabbrica o magari la conseguenza di un contrasto duro. Niente di tutto questo. Quei buchi sul retro del polpaccio, comparsi sotto i riflettori durante Stati Uniti-Australia e in diverse gare dell'Inghilterra, sono fatti apposta. Li ritaglia il giocatore stesso, di solito poco prima di scendere in campo, e dietro il gesto c'è una logica più sensata di quanto l'aspetto trasandato lasci immaginare.
Il motivo principale è la compressione. I calzettoni moderni sono in poliestere o polipropilene, tessuti pensati per restare aderenti e non scivolare, e devono anche trattenere i parastinchi. Su un polpaccio muscoloso, dopo un'ora abbondante di gioco e magari con il caldo della Coppa del Mondo 2026, quella stretta diventa fastidiosa. Tagliando il tessuto sul retro la gamba ha più spazio, l'aderenza si allenta e secondo molti calciatori si respira meglio. Kyle Walker, che ha raccontato l'abitudine, ha spiegato di averla adottata proprio per togliere tensione ai polpacci: dopo qualche partita andata bene, non l'ha più abbandonata.
Non l'hanno inventato questi Mondiali
È un equivoco pensare che la moda sia nata adesso. Il primo caso finito sotto i riflettori risale almeno al 2018: durante i Mondiali in Russia l'inglese Danny Rose scese in campo con le calze tagliate, e da lì la pratica si è allargata. Oggi la usano nomi come Jude Bellingham e Bukayo Saka, ma anche Neymar e Gareth Bale ci erano passati. Non è rimasta confinata al calcio maschile né ai professionisti: la si vede nei campionati femminili, nei settori giovanili e perfino nei campetti di periferia, complice la spinta dei social, dove una singola immagine di un fuoriclasse basta a far partire migliaia di imitazioni.
Cosa dicono davvero i medici
Qui serve prudenza, perché è il punto su cui si fa più confusione. Non esistono, ad oggi, evidenze scientifiche che dimostrino un beneficio. Il dottor Raj Brar, fisioterapista di 3CB Performance interpellato da The Athletic, ha precisato che la pressione non cambia in modo rilevante grazie al taglio, e che un atleta che si muove così tanto difficilmente sviluppa i problemi di gonfiore o ristagno circolatorio che il gesto vorrebbe risolvere. Chi ha bisogno reale di sostegno muscolare, aggiungono gli esperti, ottiene di più da calze a compressione graduata studiate apposta, non da un buco fatto con le forbici. La distinzione conta: un conto è il sollievo percepito, un altro è un effetto fisiologico misurabile.
Resta allora una componente che con la fisiologia c'entra poco. Diversi giocatori ammettono una ragione mentale, quasi scaramantica: se una partita è filata liscia con le calze bucate, perché cambiare? Il rituale dà sicurezza, e nello sport ad alti livelli anche la testa pesa. È una scelta che, va detto, non ha mai fatto male a nessuno.
Perché nessuno vende calze già bucate
Il dubbio sorge spontaneo: se tutti tagliano, perché i marchi non producono direttamente calzettoni con i fori? In parte lo fanno già: esistono modelli con pannelli elastici sul polpaccio e zone traspiranti rinforzate per evitare che il tessuto si sfilacci. Ma il calzettone resta l'unico capo che il giocatore indossa sempre uguale, mentre cambia decine di scarpe e kit di maglie. La ragione sembra legata ai costi di produzione, che incidono in percentuale più di quanto pesi una modifica su una maglia o una scarpa. C'è poi un dettaglio normativo poco noto: ritagliare le calze viola in teoria le regole FIFA sull'uniformità delle divise, anche se nei fatti le sanzioni quasi non scattano. Un capo prodotto già "imperfetto" complicherebbe quel quadro.
Il motivo principale è la compressione. I calzettoni moderni sono in poliestere o polipropilene, tessuti pensati per restare aderenti e non scivolare, e devono anche trattenere i parastinchi. Su un polpaccio muscoloso, dopo un'ora abbondante di gioco e magari con il caldo della Coppa del Mondo 2026, quella stretta diventa fastidiosa. Tagliando il tessuto sul retro la gamba ha più spazio, l'aderenza si allenta e secondo molti calciatori si respira meglio. Kyle Walker, che ha raccontato l'abitudine, ha spiegato di averla adottata proprio per togliere tensione ai polpacci: dopo qualche partita andata bene, non l'ha più abbandonata.
Non l'hanno inventato questi Mondiali
È un equivoco pensare che la moda sia nata adesso. Il primo caso finito sotto i riflettori risale almeno al 2018: durante i Mondiali in Russia l'inglese Danny Rose scese in campo con le calze tagliate, e da lì la pratica si è allargata. Oggi la usano nomi come Jude Bellingham e Bukayo Saka, ma anche Neymar e Gareth Bale ci erano passati. Non è rimasta confinata al calcio maschile né ai professionisti: la si vede nei campionati femminili, nei settori giovanili e perfino nei campetti di periferia, complice la spinta dei social, dove una singola immagine di un fuoriclasse basta a far partire migliaia di imitazioni.
Curiosamente, il calcio non è stato il primo sport ad arrivarci. Nel cricket capita che i lanciatori pratichino fori nelle calze per dare libertà alle dita durante il movimento. È stato però il pallone a trasformare l'accorgimento in un fenomeno globale.
Cosa dicono davvero i medici
Qui serve prudenza, perché è il punto su cui si fa più confusione. Non esistono, ad oggi, evidenze scientifiche che dimostrino un beneficio. Il dottor Raj Brar, fisioterapista di 3CB Performance interpellato da The Athletic, ha precisato che la pressione non cambia in modo rilevante grazie al taglio, e che un atleta che si muove così tanto difficilmente sviluppa i problemi di gonfiore o ristagno circolatorio che il gesto vorrebbe risolvere. Chi ha bisogno reale di sostegno muscolare, aggiungono gli esperti, ottiene di più da calze a compressione graduata studiate apposta, non da un buco fatto con le forbici. La distinzione conta: un conto è il sollievo percepito, un altro è un effetto fisiologico misurabile.
Resta allora una componente che con la fisiologia c'entra poco. Diversi giocatori ammettono una ragione mentale, quasi scaramantica: se una partita è filata liscia con le calze bucate, perché cambiare? Il rituale dà sicurezza, e nello sport ad alti livelli anche la testa pesa. È una scelta che, va detto, non ha mai fatto male a nessuno.
Perché nessuno vende calze già bucate
Il dubbio sorge spontaneo: se tutti tagliano, perché i marchi non producono direttamente calzettoni con i fori? In parte lo fanno già: esistono modelli con pannelli elastici sul polpaccio e zone traspiranti rinforzate per evitare che il tessuto si sfilacci. Ma il calzettone resta l'unico capo che il giocatore indossa sempre uguale, mentre cambia decine di scarpe e kit di maglie. La ragione sembra legata ai costi di produzione, che incidono in percentuale più di quanto pesi una modifica su una maglia o una scarpa. C'è poi un dettaglio normativo poco noto: ritagliare le calze viola in teoria le regole FIFA sull'uniformità delle divise, anche se nei fatti le sanzioni quasi non scattano. Un capo prodotto già "imperfetto" complicherebbe quel quadro.
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