Si scrive d'accordo o daccordo?
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Una domanda che capita a chiunque scriva spesso, anche a chi ha buona dimestichezza con l’italiano.
Partiamo dal principio. La forma corretta è “d’accordo”, con l’apostrofo. La parola nasce dalla fusione di “di” e “accordo”, cioè “di accordo”. Con il tempo, nella lingua parlata, la i si è persa per ragioni di fluidità, lasciando posto all’apostrofo che segnala proprio questa caduta: “d’accordo”. È una forma che troviamo già in testi letterari antichi, quindi non è una moda moderna o una regola inventata a tavolino.

Scrivere “daccordo”, tutto attaccato e senza apostrofo, invece, è un errore. Non si tratta di una variante tollerata, ma di una svista ortografica vera e propria. È un po’ come scrivere “unaltro” o “lho” al posto di “un altro” e “l’ho”: la lingua italiana prevede l’apostrofo quando una vocale cade per evitare una doppia pronuncia.

Chi scrive tanto online sa bene quanto le parole si deformino per rapidità o abitudine. Capita di leggere “daccordo” anche in post, commenti o messaggi di persone colte. In quei casi non è ignoranza, ma semplicemente una disattenzione: il cervello tende a unificare ciò che nella pronuncia appare fluido, e così le due parole si fondono.
Una curiosità interessante: la grafia “d’accordo” si usa in molti contesti diversi. Può esprimere assenso (“Va bene, sono d’accordo con te”), ma anche conformità (“Tutto è stato fatto d’accordo con il regolamento”). In entrambi i casi, il significato resta legato all’idea di armonia o intesa tra due o più elementi.

Un’altra sfumatura d’uso, più colloquiale, è quella in cui “d’accordo” viene impiegato da solo come risposta. Quando qualcuno dice “Ci vediamo alle otto?” e l’altro risponde “D’accordo!”, è un modo sintetico e naturale di dire “Va bene” o “Accetto”. È una delle espressioni più usate nel linguaggio quotidiano, tanto che molti la scrivono automaticamente, a volte senza badare all’apostrofo.

In alcune regioni italiane, soprattutto nel parlato, la pronuncia veloce porti a un suono quasi unico, “daccòrdo”, che può trarre in inganno chi poi lo trascrive. Ma la grafia corretta resta sempre e solo con l’apostrofo.

Un piccolo trucco per ricordarlo: se puoi sostituirlo con “di accordo” e la frase continua a funzionare, allora serve l’apostrofo. Ad esempio, “Siamo di accordo” ha senso (anche se suona un po’ strano), quindi “d’accordo” è la forma giusta.

La lingua, d’altronde, non è fatta solo di regole ma anche di abitudini. L’apostrofo in questo caso è una traccia visibile di un’evoluzione naturale del parlato.

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Tag: Vocaboli  Grammatica  









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