Cosa si rischia guardando le IPTV illegali?
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Gli utenti finali delle IPTV illegali non rischiano molto per la legge italiana

Gli utenti finali delle IPTV illegali non rischiano molto per la legge italiana

Si parla spesso di contenuti legali (e non) in riferimento alle cosiddette IPTV, che in pratica sono delle applicazioni per PC, Smartphone o Smart TV che consentono di guardare i canali TV, attraverso l’uso del protocollo TCP/IP e quindi di una comune connessione Internet. Negli store digitali se ne trovano molte e vi è solo imbarazzo della scelta: VLC, IPTV Extreme, Smart IPTV, Perfect Player, MyIPTV Player etc.. Queste applicazioni si connettono al sito dei gestori delle IPTV e inserendo gli indirizzi o URL forniti dai gestori, scaricano una lista (in formato M3U), che consente la visione dei programmi televisivi online o contenuti multimediali in streaming.
L'uso di queste applicazioni IPTV è quindi assolutamente legale se ci si collega ad una "lista" che consente la visione di canali TV in chiaro e quindi non protetti, mentre diverso è il caso dello streaming che offre gratuitamente contenuti coperti dal diritto d'autore o che andrebbero pagati. Si pensi infatti a chi vede in streaming sulle IPTV una partita di calcio riservata agli abbonati, oppure un film uscito di recente al cinema e protetto dal diritto di autore.

Cosa si rischia visionando lo streaming illegale?
Al proposito non vi è alcun dubbio che la visione di questi contenuti non rispetti le regole e le leggi sul diritto di autore, tuttavia sul fatto che costituisca un vero e proprio "reato" punibile con delle sanzioni vi sono interpretazioni differenti perché le normative sono talvolta contraddittorie e confuse. Secondo alcuni legali, infatti, chi guarda in streaming un film o un contenuto "protetto" è punibile con la sanzione amministrativa prevista per il download per uso personale, cioè con la "multa" di 154 euro. Secondo altri, invece, chi si limita a guardare lo streaming illegale non rischierebbe nulla, soprattutto nel caso in cui ci si limiti a riprodurre i contenuti ospitati su un server esterno e non direttamente di una pay-tv, che necessitano di una decodifica del segnale e prevedono un canone di abbonamento.
La nuova legge anti pirateria entrata in vigore nel 2024, prevede una multa di 154€ (per la prima sanzione) fino ad un massimo 5.000 euro (questo solo per sanzioni ulteriori dopo la prima, quindi se si viene multati più volte).
Diverso è invece il trattamento sanzionatorio che la legge riserva a chi gestisce le piattaforme IPTV che offrono streaming illegali traendone un profitto: commettono un reato punibile penalmente. Per legge infatti chi diffonde illegalmente, a scopo di lucro, opere protette da copyright è soggetto alla reclusione da 6 mesi a 3 anni e alla multa da 2.582 a 15.493 euro;
se invece la diffusione illegale è compiuta senza perseguire alcun guadagno le sanzioni sono più basse e partono da 1024 €.

Spesso i media ed i giornali danno notizie di operazioni giudiziarie e retate contro gli streaming illegali, citando a sproposito le cifre delle multe per migliaia di euro, omettendo di specificare che spesso sono riservate a chi gestisce il servizio e non a chi visiona i contenuti. Questo comportamento è ricorrente ed a nostro avviso anche scorretto, riteniamo infatti che la lotta alla pirateria si debba fare perseguendo chi gestisce i servizi illegali oppure offrendo contenuti a prezzi sempre più bassi e competitivi tali da consentirne la visione a tutte le tasche, oppure gratuitamente in abbinamento ad altri servizi come quelli bancari, assicurativi o di distribuzione di gas o energia, anziché terrorizzare gli utenti con informazioni scorrette e imprecise. Ad esempio, il servizio di video on-demand Prime Video incluso gratuitamente nell'abbonamento di Amazon Prime, è un precedente virtuoso che tuttavia pochi hanno voluto seguire.

Anche la soluzione di diffondere i contenuti insieme alla pubblicità, come avviene ad esempio da sempre su internet, potrebbe risultare una soluzione per tutti. Anche la nuova e nascente "superlega" ha anticipato l'intenzione di voler trasmettere tutte le partite gratuitamente in cambio di pubblicità o altre forme di sponsorizzazione.

Insomma, per chi segue queste vicende da decenni, sembra che il tempo si sia fermato alle vicende di "Napster", il primo servizio internet che consentiva di scaricare ed ascoltare via internet contenuti musicali protetti dal diritto di autore. Il servizio fu chiuso ed i gestori sanzionati, ma i milioni di utenti e fruitori non subirono alcuna conseguenza.

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