Che cos'è la tripofobia?
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Ognuno di noi ha i propri timori e le proprie paure che solitamente nascono in età infantile, sviluppiamo cioè delle avversità più o meno gravi verso alcuni oggetti o situazioni quando siamo ancora bambini e ci approcciamo per la prima volta al mondo. Ma stando a quanto si vede e sente, le fobie possono nascere anche in età adulta e possono nascere sul web.

Sì, avete letto bene, la fobia che ultimamente sta facendo molto parlare di sé pare che sia nata in seguito ad una bufala virale avvenuta nel 2003. All'epoca venne diffusa tramite email a catena una foto sapientemente ritoccata con Photoshop: l'immagine era corredata da una descrizione che spiegava che la donna ritratta in foto dopo una spedizione in Sud America si era ritrovata il corpo pieno di larve. Nella foto si vedevano quindi i suoi seni ricoperti di strani buchi...che altro non erano che i fiori di loto! L'immagine fu talmente virale e provocò un disgusto tale che anche negli anni a seguire il fiore di loto è stato impiegato per manomettere delle fotografie ed inventare notizie assolutamente prive di fondamento.
Per esempio, in tempi più recenti è diventata virale un'immagine raffigurante la spalla di una donna ricoperta di buchi e un messaggio che diceva che la colpa era da attribuire ad una certa marca di sapone per il corpo.

Al di là del credere o meno a questo tipo di notizie, quel che è emerso è che tante persone, dopo aver visto questo tipo di immagini hanno dichiarato di essere infastidite ed avvertono quindi una sensazione di ansia e di disagio alla sola vista di pattern bucherellati, come può essere un alveare per esempio. Il dato curioso è che queste persone non avevano mai manifestato tale disagio prima!
Ecco che la paura dei buchi è entrata ufficialmente nella lista delle fobie nel 2015, anno in cui venne scelto anche il nome: tripofobia, dove la parte iniziale della parola sta per “trypo”, vale a dire “fori” in greco.

Circa il perché di questa fobia lo psicologo Arnold Wilkins spiega che potrebbe trattarsi di una maggiore difficoltà che il cervello incontra nell'elaborazione di immagini che presentano pattern matematici? Immagini di muffe e lesioni cutanee che hanno spesso proprietà geometriche simili agli schemi con buchi hanno bisogno di un impegno maggiore da parte del cervello per essere elaborate. Esse vengono quindi tradotte come un lavoro privo di utilità e di razionalità e creano dunque disagio.

Chissà che tale fobia non si sviluppi ancora di più ed arrivi ad essere una delle 10 fobie più diffuse al mondo!

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