Come furono costruite le piramidi egizie?
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Le piramidi venivano erette sulle tombe dei faraoni Blocchi di 1,5 tonnellate della Piramide di Cheope Piramide rivestita di granito
Circa cinquemila anni fa la civiltà egizia terminò la costruzione di imponenti strutture piramidali di pietra o mattoni, erette come monumenti funebri sopra la tomba del sovrano per garantirgli una degna vita ultraterrena. Rimaste quasi perfettamente intatte al trascorrere del tempo, ci si è a lungo interrogati su come gli egizi, sebbene dotati di notevoli conoscenze tecniche e ingegneristiche, abbiano potuto compiere una tale impresa.

Sembra intanto accertato che, almeno per quanto riguarda la Piramide di Cheope, la sua sua costruzione non fu opera degli schiavi ma del lavoro congiunto di moltissimi operai che dimorarono nei pressi del monumento fino ad opera conclusa. Pare inoltre che nel corso del tempo le tecniche di costruzione utilizzate cambiarono: il complesso piramidale di Dahshur, presentando una diversa disposizione delle pietre inferiori e superiori, testimonierebbe la transizione tra due diversi tipi di costruzioni durante la terza e quarta dinastia egizia. Più tardi invece si cercò di ridurre la quantità di materiale utilizzando mattoni di terra resi lucidi da uno strato superficiale di calcare.

I misteri più difficili da svelare continuano però a riguardare i metodi usati per trasportare le pietre e collocarle in posizioni specifiche. Per rispondere a queste domande sono sorte diverse ipotesi, tra cui quella che vede l'impiego di un macchinario capace di far rotolare le pietre, congettura plausibile però solo per rocce pesanti al massimo 2 tonnellate e mezzo.

Il taglio delle pietre di calcare veniva probabilmente effettuato con scalpelli di rame e altri utensili, mentre le rocce più dure, costituite di basalto, granito e sienite, ebbero certamente bisogno di lunghe lavorazioni effettuate con strumenti più efficaci come sabbia di quarzo o rocce diabasi.

Rampa a zig-zag (sinistra); rampa di Dieter Arnold (centro); rampa a spirale di Mark Lehener (destra)
Una volta incisi, il trasporto degli enormi blocchi veniva eseguito con ogni probabilità trascinando delle slitte sulla sabbia leggermente lubrificata, come proposto dal modello dello studioso Mark Lehner. Nel 2014 la sede olandese della FOM (Fondazione per la ricerca fondamentale sulla materia) ha infatti provato che la frizione di un peso sulla sabbia viene ridotto significativamente con l'aggiunta della giusta quantità d'acqua.

Capire poi come i blocchi siano stati posizionati sino alla cima delle piramidi è altra fonte di dubbio. Molti studiosi concordano sul fatto che vennero utilizzate rampe, dritte a zig-zag o a spirale – le cui testimonianze, rinvenute in prossimità di alcune piramidi, non riescono però a svelare l'enigma dell'intera costruzione – e leve. Il metodo della leva proposto dal ricercatore Scott Hussey-Pailos – che riuscì a sollevare una pietra di 2 tonnellate e mezzo in un minuto – insieme a quello delle rampe lubrificate a spirale di Mark Lehner, sembra essere la teoria di costruzione più accreditata.

Altre teorie, sebbene non dimostrate, sono quelle proposte dall'architetto Jean-Pierre Houdin e dal chimico Joseph Davidovits: mentre per il primo la costruzione delle piramidi si avvalse di un sistema interno di rampe, il secondo propone quella del cemento geopolimero, secondo cui i blocchi non furono affatto costituiti di pietra, ma realizzati principalmente da calce e trasformati, per effetto di alcuni processi, in blocchi simili a cemento.

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Tag: Piramidi  Egizi  


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