Cosa succede se non voto?
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Il diritto al voto è anche un dovere di tutti i cittadini che abbiano raggiunto la maggiore età ed è il solo modo per partecipare realmente alla vita politica del nostro Paese. Tuttavia il diritto al voto non è un obbligo e coloro che scelgono di non voltare, per qualsiasi motivo, non subiscono conseguenze come sanzioni o limitazioni di alcun tipo.
Naturalmente delle conseguenze indirette a questa scelta ci sono, ovvero chi non si reca alle urne e non dà quindi la sua opinione, accetterà di conseguenza quello che i cittadini avranno scelto.
Il diritto al voto nella Costituzione
Secondo l’articolo 48 della Costituzione, i cittadini italiani che hanno compiuto 18 anni possono votare alle elezioni amministrative, politiche e ai referendum, mostrando la propria tessera elettorale e il documento di identità. Il diritto al voto non si perde neppure in caso di astensionismo.
Per quanto riguarda invece la votazione in Senato il limite minimo di età dei votanti è 25 anni anche se è al vaglio del Parlamento la riforma costituzionale che abbassa l’età per votare in Senato al compimento della maggiore età.
Se gran parte della popolazione avente diritto al voto rinuncia di esprimersi e quindi rinuncia al voto, possono verificarsi ripercussioni sul piano politico-istituzionale. Ad esempio, per quanto riguarda le consultazioni referendarie è necessario il raggiungimento di un determinato quorum (50% +1) degli aventi diritto che si recano alle urne. Se il quorum non viene raggiunto il referendum non è valido, indipendentemente dal risultato ottenuto.
Dunque anche se non vi sono conseguenze a livello giuridico non esprimere il voto oggi, come lo è stato nel passato e come sarà in futuro, ha fatto e farà sempre la differenza.
Cosa era previsto in passato
In passato coloro che non votavano rischiavano diverse conseguenze. Per esempio nel 1957, secondo il Testo Unico delle Leggi sulle elezioni, votare era obbligatorio, chi non andava a votare infatti doveva presentare una seria giustificazione.
Questa norma è stata abrogata nel 1993, dunque adesso non sono previste sanzioni o conseguenze. E’ decisione del cittadino quindi scegliere se e cosa votare e nessuna Istituzione può andare contro il suo libero arbitrio.
Come comportarsi?
Il fatto che il non voto sia quindi una libera scelta, scoraggia molti dal recarsi nella cabina elettorale per dare una preferenza a partiti e scegliere i loro rappresentanti, esprimendo in questo modo anche un sentimento di "protesta". Eppure le decisioni del governo e del parlamento incidono in modo importante sulle vite di tutti a livello socio-economico ed il voto democratico è uno dei pochi strumenti rimasti in mano ai cittadini per incidere nelle decisioni. Quindi perché rinunciarvi?
Questi test inetrattivi potrebbero interessare e magari aiutare ad orientarsi:
- Sei più di destra o sinistra?
- Che politico sei?
Naturalmente delle conseguenze indirette a questa scelta ci sono, ovvero chi non si reca alle urne e non dà quindi la sua opinione, accetterà di conseguenza quello che i cittadini avranno scelto.
Il diritto al voto nella Costituzione
Secondo l’articolo 48 della Costituzione, i cittadini italiani che hanno compiuto 18 anni possono votare alle elezioni amministrative, politiche e ai referendum, mostrando la propria tessera elettorale e il documento di identità. Il diritto al voto non si perde neppure in caso di astensionismo.
Per quanto riguarda invece la votazione in Senato il limite minimo di età dei votanti è 25 anni anche se è al vaglio del Parlamento la riforma costituzionale che abbassa l’età per votare in Senato al compimento della maggiore età.
Cosa succede in caso di astensionismo
Se gran parte della popolazione avente diritto al voto rinuncia di esprimersi e quindi rinuncia al voto, possono verificarsi ripercussioni sul piano politico-istituzionale. Ad esempio, per quanto riguarda le consultazioni referendarie è necessario il raggiungimento di un determinato quorum (50% +1) degli aventi diritto che si recano alle urne. Se il quorum non viene raggiunto il referendum non è valido, indipendentemente dal risultato ottenuto.
Dunque anche se non vi sono conseguenze a livello giuridico non esprimere il voto oggi, come lo è stato nel passato e come sarà in futuro, ha fatto e farà sempre la differenza.
Cosa era previsto in passato
In passato coloro che non votavano rischiavano diverse conseguenze. Per esempio nel 1957, secondo il Testo Unico delle Leggi sulle elezioni, votare era obbligatorio, chi non andava a votare infatti doveva presentare una seria giustificazione.
Questa norma è stata abrogata nel 1993, dunque adesso non sono previste sanzioni o conseguenze. E’ decisione del cittadino quindi scegliere se e cosa votare e nessuna Istituzione può andare contro il suo libero arbitrio.
Come comportarsi?
Il fatto che il non voto sia quindi una libera scelta, scoraggia molti dal recarsi nella cabina elettorale per dare una preferenza a partiti e scegliere i loro rappresentanti, esprimendo in questo modo anche un sentimento di "protesta". Eppure le decisioni del governo e del parlamento incidono in modo importante sulle vite di tutti a livello socio-economico ed il voto democratico è uno dei pochi strumenti rimasti in mano ai cittadini per incidere nelle decisioni. Quindi perché rinunciarvi?
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Tag: Votazioni
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