Perché la Grecia ha rischiato il default nel 2005?
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Default è un termine inglese che in ambito finanziario viene utilizzato per indicare un fallimento, evento che si verifica quando un'emittente non rispetta, per sua incapacità o volontà, le regole contrattuali di un finanziamento.

La tensione che si è venuta a creare all'inizio dell'estate del 2015 in Grecia affonda le sue radici nella crisi che risale all'autunno 2009. Eletto primo ministro della Repubblica Ellenica in data 6 ottobre 2009, George Papandreou non ha aspettato molto tempo a diffondere la notizia che i governi greci prima di lui avevano presentato all'Unione Europea dei bilanci pubblici falsificati in modo da garantire alla Grecia l'ingresso nella Zona Euro.

Questa rivelazione ha quindi causato una sfiducia circa la possibilità della Grecia di sanare il proprio debito pubblico. Tuttavia nel maggio 2010 l'Eurozona e il Fondo Monetario Internazionale hanno concesso alla Grecia un prestito di 110 miliardi di euro che prevedeva una rigida austerity, vale a dire un taglio netto delle spese pubbliche, una stretta sulle pensioni e un incremento del prelievo fiscale sui cittadini.
Un anno e mezzo più tardi, nell'ottobre 2011, l'Eurozona concede un ulteriore prestito alla Grecia, questa volta per una somma pari a 130 miliardi di euro, subordinato anch'esso alla messa in atto di un altro severo pacchetto di austerità.
Uno dei protagonisti della crisi greca è il presidente della Repubblica Ellenica, Alexis Tsipras
Nonostante qualche estemporaneo momento di ripresa e di crescita del Pil, il Paese è messo in ginocchio e Alexis Tsipras, eletto presidente della Repubblica Ellenica il 26 gennaio 2015, fin dall'inizio del suo mandato cerca di trattare con le istituzioni europee al fine di modificare le condizioni contrattuali del proprio debito.
Arrivato a giugno 2015, Tsipras non è riuscito a trovare un accordo con l'Eurogruppo e il suo Paese non è in grado di pagare la tranche di debito dovuta, cosa che mette definitivamente ko la Grecia. La Banca Centrale Europea smette di erogare credito alla Banca Centrale Greca e vengono fatte pressioni sull'uscire dall'Eurozona o accettare un nuovo prestito a condizioni ancora più stringenti.
Alexis Tsipras il 5 luglio 2015 chiama il suo popolo a votare tramite referendum e il risultato della votazione è un rifiuto delle proposte avanzate dai creditori internazionali, ma nonostante questo, qualche giorno più tardi il presidente della Repubblica Ellenica negozia una nuova trattativa con l'Eurogroppo.

I termini dell'accordo del 13 luglio 2015 sono addirittura più stringenti di quelli precedenti che non stati rispettati, quindi costituiscono un ulteriore banco di prova per la Grecia e per lo stesso Tsipras il quale deve ora fare i conti con i creditori che non accettano più errori o ritardi, i greci che si sentono traditi dalla decisione in contrasto con il loro voto e gli ex colleghi del partito Syriza che lo hanno abbandonato sulla nave durante la tempesta.

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Tag: Politica  Europa  


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