Perché si dice Qui gatta ci cova?
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Oltre a gesticolare molto, noi italiani amiamo dare un po' di colore ai nostri discorsi con i modi di dire, vale a dire espressioni che chiariscono un concetto senza bisogno di tanti giri di parole. Si usano quindi molto spesso, ma non sempre ci soffermiamo sul loro significato e sulla loro formulazione. A pensarci bene, fa strano sentir dire che una gatta stia covando, perché non è mica una gallina o un uccello che fa le uova! Come si sa, sono i volatili, i pennuti, a covare.

Ed è proprio questo il senso, cioè quel che fa nascere il modo di dire. Come già dal 1836 riporta il dizionario della Crusca quest'espressione va interpretata come un "inganno" o una "malefatta" in quanto si discosta dalla realtà, non la rappresenta. Ma se si pensa che l'origine di "Qui gatta ci cova" sia del 1800 ci sbagliamo in quanto il primo riferimento testuale risale al XVI secolo, precisamente agli anni 1523-1524. All'epoca Agnolo Fiorenzuola scrisse "Qualche gatta ci cova, che sì, ch'io scoprirò qualche tegolo, se io mi ci metto".

Oggigiorno il detto è considerato in senso ampio ed è sinonimo di truffa, scherzo, raggiro. La posizione a cui si fa riferimento è la posa tipica del gatto, quando sta accucciato e sta puntando e tramando qualcosa. Sembra sì che stia covando, ma in realtà sta preparandosi per un balzo, per acciuffare qualcosa. C'è da dire poi che la scelta è ricaduta proprio su quest'animale in quanto da sempre non gode di molta simpatia. A differenza del cane, il gatto è più imprevedibile e gli viene data meno fiducia.

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