Perché si dice Buonanotte al secchio?
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Buonanotte al secchio è un’espressione che nasce inizialmente nel dialetto romanesco per poi diffondersi in tutto il paese, tanto che questo modo di dire oggi è molto utilizzato in ambito cinematografico, televisivo e naturalmente anche nel gergo comune.

La frase indica l’atto di arrendersi, desistere dal fare una cosa o dare la partita per vinta. La parola secchio deriva invece dal latino 'Siclus' ovvero recipiente.

Ma da cosa trae origine questo curioso detto?
Pare che l'espressione sia stata originata da un imprevisto accorso in epoca medioevale, in ambito contadino, in cui il pozzo era una fonte di sostentamento importante per tutti ma anche difficoltosa e problematica, questo perché il secchio era pesante da manovrare e talvolta la corda si spezzava, lasciando il secchio nei bassifondi del pozzo, a quel punto nessuna soluzione era considerabile se non quella di lasciare perdere e desistere.
In particolare alcuni manoscritti del XVII sec. narrano la vicenda di un contadino che si rivolse alla moglie elencando le ultime cose da compiere, concludendo poi con la frase: "Buonanotte al secchio: penserò domattina a recuperarlo!"
Indicando così di voler desistere nel recupero rimandando al giorno successivo.
Un'altra ipotesi suggerisce invece che il detto derivi dall'abitudine antica di avere un vaso per la notte posto sotto il letto. Se vi era bisogno questo veniva utilizzato per i bisogni e poi svuotato nel giardino. Ma dato che l’operazione era scomoda, quando si augurava la buona notte la si estendeva rivolta anche a questo vaso, come augurio di non doversene più servire.

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