40 anni fa il primo cellulare: il suo creatore non è pentito

A distanza di 40 anni dalla prima chiamata senza fili, Cooper si dichiara soddisfatto della sua invenzione: “Non mi pento, il cellulare ha salvato la vita di tante persone”.

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40 anni fa il primo cellulare: il suo creatore non è pentitoSono passati 40 anni da quando Martin Cooper, l'inventore del telefono portatile e ingegnere della Motorola, fece una telefonata con il primo prototipo di cellulare, il celebre Dyna-Tac.
Al tempo aveva un aspetto del tutto diverso rispetto agli smartphone che teniamo in mano oggi: della lunghezza di 30 cm, aveva un peso di ben 1,3 chili, tanto che venne soprannominato “il mattone”.
E a chi fu destinata la prima telefonata senza fili? L'ingegnere Cooper pensò bene di chiamare il suo rivale, il capo della At&t, Jeol Engel.
Cooper si trovava nella Sixth Avenue di Manhattan, mentre il telefono squillava nella stanza di Engel: era in arrivo la chiamata che mai avrebbe voluto ricevere, ma che cambiò la storia della telefonia.
“Ti sto chiamando dalla strada, con un telefono cellulare”, annunciò soddisfatto l'ingegnere. Da quel momento il progetto di Engel di creare un telefono da utilizzare in auto svanì lentamente, mentre il sogno di Cooper di dare un telefono in mano a ogni essere umano si stava concretamente realizzando.
La prima idea di costruire il Mattone balenò nella mente di Martin guardando Star Trek, in cui il Capitano Kirk utilizzava proprio un dispositivo del genere per comunicare. Il concetto venne poi pensato più in grande: in futuro chiunque avrebbe avuto dalla nascita un numero di telefono che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita.
La realtà di oggi non si discosta molto da quella prevista da Cooper, anche se lui stesso non pare essere troppo contento dell'attuale smartphone: “Non è così smart, ci vuole una laurea per configurarlo! I cellulari invece non dovrebbero necessitare di eccessivo intervento umano per poter funzionare, dovrebbero diventare una sorta di server attraverso il quale comunicare con altri dispositivi in possesso dell'utente. Li vedo come apparecchi minuscoli, magari da porre sottopelle o dietro l'orecchio, che riescono a comunicare con il nostro cervello”.
E a chi pensa che il cellulare abbia invaso troppo la vita, Cooper risponde: “Chi vuole, può spegnerlo. Ma ricordiamoci che ha fatto più bene che male, ha salvato molte persone e in Africa ha migliorato la vita di molte donne, prima costrette a fare molti chilometri a piedi per lavorare. Non sono assolutamente pentito della mia invenzione!”.
Ricordiamo che la prossima settimana l'ingenere Cooper si troverà in Italia, precisamente a Bologna, per ritirare il Marconi Prize, in occasione della Conferenza internazionale sulla scienza del pensiero creativo.
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Data articolo: 27/09/2013
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