“Da piccolo mio padre mi mandò in collegio a Lienz, in Austria. Lui non aveva potuto studiare, mio nonno a undici anni l’aveva voluto al lavoro con sé, nel suo panificio. Adorava leggere; io invece non ho mai aperto un libro, aspettavo la campanella per andare a sciare, giocare a hockey, correre nel bosco. Ero stato bocciato cinque volte. Il collegio mi ha fatto bene, ho anche imparato il tedesco. Così potevo parlare con il mio idolo.
”Da: Intervista a corriere.it 02/21
Kristian Ghedina