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Frasi sulla sera [3/8]
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Si trovano in cielo...
Le stelle.
Si tratta di un gioco di parole...e numeri!
Ha capito che i conti non tornano...
Qualche sottrazione e via...
Sara guadagna 15 euro.
(25 - 20) = 5
(40 - 30) = 10
10 + 5 = 15
Giulia Michelini nel ruolo di...
Giulia: "Tu che prendi?"

Raoul Bova nel ruolo di...
Marco: "Salmone, ma scommetto che tu prendi la carne perché il salmone non ti piace"

Giulia: "E' vero! Come fai a saperlo"

Marco: "Beh, so tante cose di te!"

Giulia: "E allora dai, sentiamo un po'...per esempio?"

Marco: "Beh, per esempio che ti piace Madonna! E vai matta per i tortellini in brodo. Il tuo segno zodiacale è il Cancro perché sei nata il 28 giugno"

Giulia: "Ma è pazzesco, è vero! E' tutto giusto!"

Marco: "Il tuo colore preferito è il rosso, sei allergica al polline e quando andiamo a letto la sera mi cerchi perché hai sempre i piedi freddi"

Giulia: "Che stai dicendo, ma sei matto? Io a te a letto insieme? No!"

Marco: "No è vero, scherzavo!"

Giulia: "Guarda che comunque sei un bel tipo, prima dici che ti dà fastidio, poi non vuoi che ti vengo dietro e poi invece scopro che sai tutto di me. Sei unico, veramente!"

Marco: "Anche tu sei unica!"

La sera del dì di festa
Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna. O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che t'accolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e già non sai nè pensi
Quanta piaga m'apristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
Appare in vista, a salutar m'affaccio,
E l'antica natura onnipossente,
Che mi fece all'affanno. A te la speme
Nego, mi disse, anche la speme; e d'altro
Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
Questo dì fu solenne: or da' trastulli
Prendi riposo; e forse ti rimembra
In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti
Piacquero a te: non io, non già, ch'io speri,
Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo
Quanto a viver mi resti, e qui per terra
Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
In così verde etate! Ahi, per la via
Odo non lunge il solitario canto
Dell'artigian, che riede a tarda notte,
Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto al mondo passa,
E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito
Il dì festivo, ed al festivo il giorno
Volgar succede, e se ne porta il tempo
Ogni umano accidente. Or dov'è il suono
Di que' popoli antichi? or dov'è il grido
De' nostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e l'armi, e il fragorio
Che n'andò per la terra e l'oceano?
Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
Il mondo, e più di lor non si ragiona.
Nella mia prima età, quando s'aspetta
Bramosamente il dì festivo, or poscia
Ch'egli era spento, io doloroso, in veglia,
Premea le piume; ed alla tarda notte
Un canto che s'udia per li sentieri
Lontanando morire a poco a poco,
Già similmente mi stringeva il core.


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