×
Ultime Frasi
Frasi di Film
Frasi Celebri
Aforismi
Frasi Amore
Frasi Belle
Frasi Poster
Film Poster
Indovinelli
Rompicapo
Poesie
Proverbi
Modi di dire
Palindromi
Scioglilingua
Auguri Feste
Argomenti
Top mese
INDICI ED ELENCHI
+ Elenco Autori + Elenco Attori + Film A-Z + Film per Anno
NETWORK PaginaInizio
⚒ Servizi e strumenti ⇐  Chiudi menù
© Adv Solutions SRL (2005-2021)
La televisione è come gomma per gli occhi.

Io sono sempre stato aziendalista. Ma quando ho smesso di fare 'Domenica In' mi sentivo un po' spaesato. In redazione non avevo 'na stanza, 'na sedia, 'na scrivania. Mi avevano messo da parte. Era la vendetta del sistema.

La rivista ufficiale della Rai, il 'Radiocorriere', mi definì il "giornalista giullare".

A Mediaset ho cercato di fare quel che faccio ovunque vada: qualcosa che mi somigli. Ormai Paolo Bonolis ha cinquant'anni. Sta raggiungendo il fascino sottile della decomposizione. Ed è in una fase della sua vita in cui vuol guardarsi meglio attorno, conoscere di più della vita. Senza però smettere di divertirsi.

Gi-hun è molto ferito a causa di tutti i giochi. E sa che deve ammettere il fatto che ha ingannato gli altri per sopravvivere a se stesso, quindi è molto deluso da se stesso e da Sang-woo, il suo caro amico, perché lo ha tradito. Questi due personaggi stanno combattendo l'uno contro l'altro con la loro vita in prima linea e sono amici d'infanzia, quindi la scena in sé è molto straziante. È stato molto difficile emotivamente. In secondo luogo, ricordo che quando stavamo girando quella scena in cui i due litigavano, era in inverno, quindi il tempo era molto freddo. In Corea l'inverno è molto freddo. Ricordo di aver filmato quella scena per circa quattro giorni sotto la pioggia con l'irrigatore, quindi è stato molto difficile emotivamente e fisicamente.

Più di ogni altra cosa, penso di essere stata in grado di accettare il personaggio di Squid Game Sae-byeok senza grandi difficoltà perché sono simile a lei. Nel 2016 lasciai la Corea per proseguire la mia carriera di modella all'estero e passai molto tempo da sola. All'epoca, l'emozione che provai di più era la solitudine.

Mario Balotelli è un'ottima persona e un grande giocatore. Lo seguo spesso con piacere in televisione. Ha grande talento e grande qualità. Spero di poterci parlare, magari dopo Italia-Brasile. E mi piacerebbe diventarci amico.

Con MTV ho lavorato per cinque anni, nel momento di massimo splendore della rete. Essere in diretta tutti i giorni è una palestra assoluta per chi fa il mio mestiere; con MTV poi ho raggiunto grande popolarità presso i giovani.

Pechino Express mi avrà invecchiato in tre anni di una ventina di anni. Non avevo una ruga prima.

Dopo tre apparizioni in video, qualunque coglione viene intervistato, dice la sua e anche quella degli altri.

Un talent show solo per cantanti lirici. Ormai se ne fanno così tanti, che si potrebbe sperimentare un format così. Parteciperei volentieri e, chissà, magari ci penserò dopo il Gf.

Se Pippo venisse nella Casa farei come ho fatto a Verona: lo abbraccerei, felice. Voglio un mondo di bene a Baudo: se io ho bisogno, lui accorre. E viceversa. Ed è questa la cosa più importante.

Voglio demolire quel mondo di bugie. Non c' è limite, tutti vogliono andare in tv dove tutto è perdonato. Quando ci vado capisco che mi guardano ma non mi ascoltano. Mi danno importanza come fossi il Taricone dei bei tempi e penso al potere che ha chi è in video ogni giorno.

Fedez prende soldi dai vecchi della TV, ma in ogni circo serve una scimmia che balla.

Le televisioni, che fino ad un certo momento sono state fabbriche del consenso, oggi hanno fatto un salto in avanti e sono diventate fabbriche del credere. Del credere in che cosa? In una fede di comodo.

Siamo di quella generazione in cui l'attore sapeva di entrare nelle case senza suonare il campanello, e quindi ci entrava con la cravatta e con garbo

Corrado veniva dalla gavetta, aveva accumulato tanta esperienza. Non a caso è stato anche un grande autore di tv: aveva il senso dello spettacolo.

Non faccio un lavoro da cui dipendono le sorti del mondo, questo mi è ben chiaro. Faccio solo tv, solo canzonette.

Mio padre non ci avrebbe comprato una televisione, non avrebbe permesso che ne entrasse una in casa nostra.

La mia bellezza, il mio aspetto, il mio rapporto con Simona, mi hanno tolto molto quando facevo il calciatore. Ora mi stanno restituendo tanto in tv.

Tutti parlano di giochi di squadra, ma c'è solo individualismo fra i politici e fra la gente: la tv ci sta abituando a pensare ognuno per sé.

La televisione ha contribuito considerevolmente alla caduta dell'Impero, non fosse che per aver mostrato i capi come semplici mortali, permettendo a tutti di vederli da vicino, di osservarli nell'atto di litigare, di innervosirsi, di sbagliare, di sudare e di vincere, ma anche di perdere: è bastato questo sollevarsi del sipario, questo ammettere il popolo nelle sale supreme e più esclusive, per dare il via a un salutare e liberatorio processo di dissacrazione del potere.
Il conferire un carattere sacro al potere è sempre stato, infatti, uno dei canoni della cultura politica russa. Fino a metà del XIX secolo i ritratti dello zar, in quanto santo, erano appesi nelle chiese. Una tradizione che i bolscevichi sono stati ben felici di ereditare.

Nella stampa ci sono centinaia di modi per manipolare le notizie. E altre centinaia ve ne sono nella radio e nella televisione. E senza dire bugie. Il problema della radio e della televisione è che non c'è bisogno di mentire: ci si può limitare a non riflettere la verità. Il sistema è molto semplice: omettere l'argomento. La maggior parte degli spettatori della televisione ricevono in modo molto passivo ciò che essa offre loro. I padroni dei network televisivi decidono per loro cosa debbono pensare. Determinano la lista delle cose a cui pensare e cosa pensarne.

Non sono uno con la puzza sotto il naso. Sono il centrocampista ideale, come disse Maurizio Costanzo quando era direttore di Canale 5. Se sei un attaccante tutti i giornali parlano di te, ma il lavoro grosso è far girare bene il pallone.

Io non mi annoio mai. E se faccio televisione, provo a non annoiare gli altri. Se da spettatore vai oltre il piccolo schermo, le luci e le paillettes, capisci una cosa. La stessa che intuisci se mi guardi negli occhi.

Buon San Valentino anche a coloro che sono innamorati.. dei personaggi delle serie TV!

Quando ho scoperto che Marilyn Monroe e Charles Manson sono considerate icone degli anni 60, ho trovato interessante come gli show televisivi per le masse hanno attribuito loro uno status di celebrità. Questa dicotomia positivo-negativo, l'accostamento dei due nomi, rappresenta quel che sono e quel che ho da dire.

Da bambina il mio grande sogno era diventare una coreografa di balletti classici. Volevo dirigere altri da dietro le quinte e invece mi sono trovata davanti alle telecamere, e con sorpresa sono arrivati il successo, i viaggi, i concerti, i bagni di folla, i fiori, i riconoscimenti.

La televisione va velocissima e stare dietro a quello che vi accade dentro è una cosa che deve prevedere una certa esperienza.


L'ingresso di nuovi strumenti mediatici come la televisione da una parte e la velocità della comunicazione dall'altra, provocano sconquasso all'interno della nostra capacità di vivere e di capire quello che ci succede.

Quello televisivo è un mondo molto distante da quello che ho sempre vissuto. È stata una grandissima scuola. E per tanti motivi. Sia umani che lavorativi. E poi, al di là del fatto di aver conosciuto il dietro le quinte della televisione, ho avuto a che fare con una me in diretta televisiva, di fronte a un pubblico diverso da quello dei concerti. [In riferimento alla sua partecipazione a X Factor]

Non voglio fare il nome, ma una conduttrice che qualche anno fa lavorava a Rai 2 si offese a tal punto da ostacolarmi pesantemente. In passato la Rai mi ha bistrattato ingiustamente, mi ha chiuso le porte e devo molto a Caterina Balivo perché grazie a lei lo scorso anno sono tornata su Rai 1: è stata molto generosa.

A otto anni di età, non volendo sentire i miei litigare, mi chiudevo in cameretta con mia sorella Lilli a vedere videocassette sui varietà datati. Mi mettevo in una posizione yoga con le gambe incrociate e anziché giocare con le Barbie, alle quali rompevo le gambe, giocavo con le voci, imitavo, riproducevo. Passavo metà del tempo anche a cantare con la scopa in mano, cosa che ho continuato a fare anche a vent'anni. Da lì è stato tutto un gioco, fin quando una coppia di amici mi ha invitata a trasformare questa mia passione in un lavoro vero e proprio. Mi hanno presentato la gente giusta ed è stato tutto a scendere e un concatenarsi di situazioni.

Non siamo un programma di sola cronaca ma che nel tempo è stato capace di raccontare l’Italia reale a un pubblico che spesso riconosce nella vicenda trattata qualcosa che potrebbe riguardarlo o che riguarda il suo vicino. E quello che si vede a casa tutti i mercoledì, in prima serata fino a mezzanotte, è solo una parte del lavoro che, sette giorni su sette, con turni anche massacranti, portiamo avanti con una redazione (una ventina di persone tra interni e inviati) composta da professionisti e persone sensibili ad ogni singolo caso, ad ogni storia umana che scoviamo o che ci viene segnalata. [Parla di "Chi l'ha visto?"]

Abbiamo un pubblico fedelissimo, sui social si scatenano se mi metto una camicetta colorata, ma i nostri spettatori sono veramente speciali, attenti. E' come se facessero parte della nostra squadra. Notano tutto e ci danno una grande mano. Io ringrazio sempre anche il pubblico in studio, che si paga il biglietto del treno per venire ed è rispettosissimo. [A proposito del programma televisivo "Chi l'ha visto?"]

Vedremo. Ho un dialogo aperto con la Rai in questo momento, perché ci sono progetti, anche con produzioni internazionali, che mi interessa portare avanti con loro. Le cose che abbiamo fatto insieme hanno avuto molto successo e mi rendo conto che per l'azienda e il pubblico si crei un'aspettativa del tutto giustificata rispetto al futuro, ma adesso ho bisogno di lavorare immaginando una transizione verso progetti televisivi che rappresentino anche il momento in cui mi trovo io, sia come uomo che come artista.

Prima in televisione c'erano soltanto chef, che hanno un altro linguaggio. Io sono decisamente più pratica, insegno a cucinare senza fare troppa fatica. I libri tradizionali sono molto complicati, io prendo delle scorciatoie.

Mi piace guardare i talent show. Seguo sempre X Factor, e come non potrei essere appassionata di MasterChef? Di questo talent guardo tutte le versioni, anche quella indiana. Mi piace curiosare, conoscere le altre cucine. E poi fa ridere, perché è trasmesso in lingua originale con i sottotitoli. Insomma, da spettatrice mi diverto. Con Bake Off è stato curioso e anche appagante entrare nel meccanismo di questo tipo di programma: ora ne conosco tutti gli aspetti.

La televisione è un apparecchio che ha trasformato la cerchia familiare in semicerchio.

Vorrei che gli spettatori guardando la serie si chiedessero se sono felici della propria vita, se stanno seguendo ciò che veramente desiderano o ciò che gli altri si aspettano da loro. [Riferito al "Il molo rosso"]

Il piccolo schermo infatti a volte non deve stupire a tutti i costi ma anche fornire uno specchio della quotidianità e a tratti un piano di lettura diverso.

La tv sta evolvendo, e mentre fino a poco tempo fa c'erano due fronti produttivi, da un lato gli Stati Uniti e dall'altro il resto del mondo, ora non più. Le cose sono cambiate e l'Europa torna alla ribalta come fucina di talenti. Il motivo è semplicissimo: il pubblico vuole ovunque la stessa cosa, la qualità.

Non c'è scritto "ruolo da modello" nel mio contratto. Ho guardato ogni pagina. Sono stato assunto come attore. È quello che facciamo. Il ruolo da modello ti viene imposto da qualcun altro. Non penso sia giusto.
Da: Dayton - 1992

È stato molto difficile. Ero frustratissimo. È stato il mio primo show importante. Ero molto nervoso. Mi sentivo sotto pressione. Indossavo un cappotto lungo, mi sono seduto sul marciapiede e tirato la giacca sulla testa fino a quando non mi sono sentito pronto. Urlavo a Shannen come un pazzo fuori camera, prima di sentire l’emozione giusta. Gridavo e singhiozzavo finché non ho trovato l’equilibrio e ho cercato di mantenerlo. [In riferimento alla scena del primo bacio tra il suo personaggio, Dylan, e Brenda in "Beverly Hills 90210"]
Da: Rolling Stones - 20/02/1992

Lavoriamo tutti molto duramente perché sappiamo che le persone pensano che siamo belli e basta. So che in molti sono cinici su quello che accadrà in futuro. Non sono preoccupato di diventare una star, ma mi innervosisco quando la gente ne parla come se fosse già accaduto. [Riferito a "Beverly Hills 90210"]
Da: Rolling Stones - 20/02/1992

Mi sento un esodato. Sono troppo giovane per la pensione e quindi mi tocca continuare a lavorare. [Dopo aver ricevuto la comunicazione che non sarà più lui a condurre il programma Linea Verde]

Ho avuto la fortuna di cominciare a fare questo mestiere quando non c'era il web. Devi essere irreprensibile dal punto di vista scientifico, non apparire troppo, essere comprensibile, saper parlare a tutti. La telecamera non mente, racconta chi sei. Se al cinema non saprai mai se un attore è simpatico, la tv restituisce la persona. Le basi sono l'educazione e il rispetto del pubblico.
Da: Repubblica - 05/01/2017

Io mi considero un ricercatore prestato alla televisione. Certo, mi mancano il modo in cui facevo ricerca, gli scavi, la vita in tenda, scenari strepitosi. Ma in fondo faccio lo stesso mestiere. Io cerco di traghettare le conoscenze che sono sepolte attorno a noi.
Da: Famiglia Cristiana - 28/04/2017

Il mio carburante televisivo è sempre stato il background scientifico e la voglia di fare da ponte tra il mondo della ricerca e la gente comune. Si dice che la scienza non è finita finché non è divulgata. È così: se non la si divulga che senso ha?
Da: Corriere - 24/12/2017


PaginaInizio.com
© Adv Solutions SRL (2005-2021)