×
Ultime Frasi
Frasi di Film
Frasi Celebri
Aforismi
Frasi Amore
Frasi Belle
Frasi Poster
Film Poster
Indovinelli
Rompicapo
Poesie
Proverbi
Modi di dire
Palindromi
Scioglilingua
Auguri Feste
Argomenti
Top mese
INDICI ED ELENCHI
+ Elenco Autori + Elenco Attori + Film A-Z + Film per Anno
NETWORK PaginaInizio
⚒ Servizi e strumenti ⇐  Chiudi menù
© Adv Solutions SRL (2005-2021)
Leggo il copione iniziando dall’ultima pagina. Se il mio personaggio è ancora vivo allora è buon segno, se invece l’hanno fatto fuori procedo a ritroso fino a capire com’è uscito di scena, magari con un suicidio magnifico dove tutti piangono per la perdita. Se è così allora comincio a leggere la sceneggiatura dal principio, altrimenti se scompare nel nulla non mi prendo neppure la briga di andare avanti. Ce l'ha insegnato Shakespeare, no?

Mi piacerebbe fare cinema. Ma solo dopo aver seguito qualche corso di recitazione. Non trovo giusto che tutte le belle che il mondo della tv sforna finiscano per fare cinema. Non lo trovo giusto nei confronti delle attrici, quelle vere.

Tutto ciò che fai sul set è direttamente correlato alla tua immaginazione quando leggi la sceneggiatura per la prima volta.

I registi sono tutti unici nel loro genere. Non hanno l'opportunità di lavorare a stretto contatto con altri registi. Gli attori lavorano sempre a fianco di altri attori e quindi possono imparare e ispirarsi tra di loro. Mentre i registi sono sempre da soli sul set.

La maggior parte dei registi ti dice come loro vorrebbero quella scena, non come tu la puoi interpretare.

Anni fa quando ho lasciato il cinema hard, molti erano un po' increduli. Adesso che il passaggio c'è stato, le persone che incontro hanno quasi paura di chiamarmi Selen. Come se io rinnegassi il mio passato. Io sono ancora Selen, anche se sono andata avanti.

Gli attori sono fortunati, hanno gloria senza responsabilità.

Penso che una buona dose di tristezza sia una cosa piuttosto utile nella commedia. Se tutti sono sempre felici, è un po' noioso. È come il sale e il caramello: non immagineresti che stiano bene insieme, ma è così.

Può sembrare folle, ma pensi che nessuno guarderà quello che fai. Vai sul set, ti diverti e poi dimentichi che qualcuno lo vedrà. Quindi è sempre un po' uno shock essere riconosciuti. Mi vergogno terribilmente.

Glenn non è il tipo che riesce a dire di no. Penso sia una sorta di martire o di eroe. Se riesce in quello che fa ne esce in un tripudio di gloria e nel momento in cui ritorna dal gruppo tutti lo apprezzano per quello che riesce a fare. Ma una volta che arriva l'amore non sai mai come andrai a rivedere le tue priorità.

Non sono mai stato così coinvolto nella stampa e della pubblicità come attrice perché ho sempre lavorato ai margini della mia professione.

Mi presento in un modo che non è stereotipato, anche se interpreto un ruolo stereotipato.

Mi volevo prendere una pausa di un anno, ma improvvisamente ne passarono sei. Mi mettevo sul divano e potevo tranquillamente non alzarmi più da lì.

Il fatto che ci siano ancora tanti riferimenti a Il Principe cerca moglie dopo 33 anni, ci dimostra quanto sia diventato un film di culto e quanto ormai appartenga all’immaginario di tutti noi.
Da: Intervista del 23/02/2021 a Ilriformista

Il Principe cerca moglie è stato il primo film in assoluto nella storia del cinema con un cast totalmente afro-americano ad avere successo in tutto il mondo. Ancora oggi sono pochissimi i film con un cast all black ad essere riusciti a oltrepassare i confini nazionali con un successo internazionale. Si possono contare su una mano e ti rimane anche qualche dito libero. Due di questi film sono sicuramente Il Principe cerca moglie e ora Il Principe cerca figlio perché il loro segreto è che sono film accessibili a tutti, alla portata di tutti. Molti dei nostri film, sapete, si concentrano sulle ingiustizie sociali e sulla violazione dei nostri diritti civili, tematiche di cui a molti, nel resto del mondo, purtroppo interessa poco. Alla gente piace vedere sullo schermo questioni universali e più basiche con cui si può relazionare.
Da: Intervista del 23/02/2021 a Ilriformista

Quando scelgo un ruolo devo sentire che posso aggiungere qualcosa a quel personaggio che non sia già scritto sulla pagina.

Se avessi studiati ingegneria forse sarebbe stato fuori contesto. Il cinema è scrittura ma è anche musica e pittura.
Da: Intervista a La voce di Mantova

La Corea è un Paese con una storia molto dinamica, che ha vissuto ed è sopravvissuta a corsi storici molto interessanti e continua a farlo. E’ una nazione piccola, con molte difficoltà esterne, ma dei tesori, delle risorse e delle energie interne molto significative.
L’arte e la cultura hanno avuto una spinta propulsiva da questi elementi e queste tensioni, il cinema e la musica si sono sviluppate, trovando il modo di coinvolgere sia il popolo nazionale che quelli internazionali. Attualmente abbiamo espressioni artistiche molto dinamiche, vitali e sperimentali.
Da: Intervista del 26/08/2019 al Locarno Film Festival

Per me il sistema hollywoodiano di fare film è stata una straordinaria esperienza di apprendimento.

Ho realizzato tre film e un cortometraggio con Park Chan-wook, per cui in totale sono quattro opere. È un regista che ha un’intensa e peculiare energia creativa, è amato dal pubblico e dai fan, è rappresentativo di quello che è il cinema sudcoreano, estremamente differente da Bong Joon-ho. Come attore sono molto soddisfatto, e mi sento messo alla prova dal lavorare in questo modo, che il regista sia così conscio di determinate qualità artistiche di cui va alla ricerca. Nella mia interpretazione il punto è sempre quello di raggiungere il più possibile la perfezione espressiva; è sempre una sfida, c’è sempre molto lavoro da fare e manca sempre qualcosa. Nonostante sia molto dura, sono molto appagato dal mio lavoro.
Da: Intervista del 26/08/2019 al Locarno Film Festival

Dal copione hai l’essenza del personaggio ma poi quando si gira siamo aperti a differenti idee che si condividono e si discutono; anche durante la post-produzione si pensa a quali aspetti del personaggio sono cambiati e a come renderli. Quando sistemiamo l’audio e il doppiaggio, ci sono diverse idee che nascono e vengono discusse per cui il ritratto è completo solo alla fine di tutto quanto.
Da: Intervista del 26/08/2019 al Locarno Film Festival

Per me l’aspetto più sorprendente di Bong Joon-ho come artista è che lo scopo finale per lui non è il cinema fine a se stesso, ma è proprio attraverso i film che può parlare e riflettere sulla vita. Credo che sia sempre una sorpresa per il pubblico ed è per questo che le sue opere sono così apprezzate.
Da: Intervista del 26/08/2019 al Locarno Film Festival
Ho incontrato Maria Callas ad Ischia. Era ancora sposata con Meneghini, prima dell’incontro con Onassis. Ma era già magra: mangiava pochissimo, solo carne cruda e insalata scondita. Stava studiando Anna Bolena che doveva portare alla Scala, era molto preoccupata di non sfigurare. Insieme abbiamo fatto la giuria di un concorso di bellezza... Poi preparò la Traviata con Visconti. Era una donna di grande volontà.
Da: Intervista al Corriere della sera del 07/2020

Il cinema è per i registi, il teatro per gli attori.

La mia è una scrittura per immagini. Quando scrivo una canzone mi piace vederla e mi piacerebbe la vedesse chi poi la ascolterà; la cosa deriva dal mio enorme amore per il cinema: mi sono appassionato, ho studiato e mi sono laureato in cinema. Anche musicalmente immagino la musica come una colonna sonora, tutti gli album che amo sono delle vere e proprie colonne sonore della mia vita e non mi dispiacerebbe se qualche mio album diventasse la colonna sonora della vita di qualcun altro o molto più semplicemente di un film vero e proprio. La scrittura comunque deve essere evocativa, sia dal punto di vista testuale che musicale.

Il cinema non ha bisogno della grande idea, degli amori infiammati, degli sdegni: ti impone un solo obbligo quotidiano, quello di fare.

Il cinema è il modo più diretto di entrare in competizione con Dio.

Il cinema è stato sempre uno dei miei più grandi sogni. Ci ho messo tutto l'impegno possibile ed ho raggiunto il mio obiettivo di vedermi come attrice.

È stato affascinante vedere Marlon Brando incarnare un personaggio disperato, attingendo alla propria disperazione, seminando schegge del suo privato. Allora lo vedevo come un uomo che stava invecchiando. Avevo trentun anni, lui quarantanove. Ora lo vedo così giovane e bellissimo. È stata l'ultima volta in cui è stato bello.

Il mio istinto nel scegliere i film non è mai stato buono. Reagisco emozionalmente alla lettura dei copioni, e fino a quando non vi sono impegnata, non vedo crepe o difetti nella storia. Non sono brava a capire ciò che il pubblico vuole vedere.

Io recito gratis, i soldi me li faccio dare per l'inconveniente di essere una star.

Il cinema Italiano è molto scadente, quindi è difficile trattare a livelli di dignità.

Secondo me la prosa delega quasi sempre il cinema a parlare di cose che avvengono oggi. E quindi, io e Luporini abbiamo detto "Secondo noi oggi si può fare un teatro che parli, riferisca e rappresenti la nostra poesia in Italia"

Ho sempre voluto diventare un'attrice, ma ho anche sempre desiderato anche viaggiare e vivere per certi periodi in Europa. Ho avuto un'esistenza nomade, che mi ha segnata e resa zingara sebbene ami il concetto di casa e abbia bisogno di radici. Ho ereditato, comunque, i geni della recitazione da mia madre, da mia nonna Tippi Hedren e da mio padre e Banderas ha sempre sostenuto il mio desiderio di recitare facendomi debuttare nel film da lui diretto, Crazy in Alabama.

Oggi come oggi un regista può contare su molti più strumenti rispetto a qualche anno fa, soprattutto se può permettersi di lavorare con budget molto elevati. Nonostante tutto però c’è un punto che resta ancora fondamentale: i meccanismi della narrazione cinematografica sono sempre gli stessi fin dal tempo dei film muti. Da questo punto di vista non è cambiato proprio niente.

Lo stesso Giappone, a prescindere dai film tratti dai fumetti, è diverso rispetto al resto del mondo. È un luogo ricco di storia, tradizioni e usanze che si contrappone a ciò che Wolverine rappresenta.

Ho sempre ritratto Wolverine come un teppista da strada e pronto ad attaccare briga al pub. Il suo stile non è elegante, lui non vuole studiare l'avversario prima di attaccarlo, ma staccargli la testa in tre secondi e poi andarsene. Il suo stile di combattimento non è certo frutto di 5 anni di allenamento. Ma una delle cose meravigliose di questa storia, è che quando arriva in Giappone, lui inizia a seguire ciecamente la disciplina e l'addestramento a cui si sottopone.

Nel mondo del cinema nessuno ti regala niente.

Il mio cinema è la vita che vivo.

Ho scoperto il cinema italiano in Francia vedendo per la prima volta i film di Pasolini e Rossellini. Ho usato la bellezza, non ci trovo del male. Poi ho cercato altro. Mi pesava sentirmi ignorante. Mi sono chiusa in casa, leggevo tutto il giorno Dostoevskij, Tolstoj. Se ci ripenso, mi faccio tenerezza.

È molto difficile descrive la relazione che si instaura tra una musa e un artista: Woody Allen lo fa a meraviglia. Avevo visto tutti i suoi film, letto tutti i suoi libri: volevo talmente conquistarlo, essere all'altezza delle sue aspettative, che sentivo una pressione terribile.

Non si impara a recitare ma ad usare emozioni e sentimenti.

La "25esima ora" È una parabola sulle scelte sbagliate, sul rimorso e il rammarico di aver buttato via una vita promettente.

C'è una parte di me che detesta il lavoro di attore. Mi spiego: un pittore, uno scultore, un fotografo, possono anche non vendere, ma nessuno può impedire loro di produrre la loro arte. Un attore no: ha sempre bisogno di qualcuno che ti dica di sì. Qualcuno che si degni di darti un'opportunità, e questo mi secca. Esiste una vulnerabilità intrinseca nel lavoro dell'attore. Il Santo Graal per ogni attore in ogni parte del mondo è semplicemente avere un buon grado di autonomia. Ed io sono abbastanza fortunato da averlo, attualmente. Bene o male ho il controllo del mio destino creativo.

Mi capita di provare una forte nostalgia di tutto e tutti. Capisco quel che intende dire Fellini quando afferma che il cinema è per lui un modo di vivere.

Questo film ha sconvolto la mia vita: quando ho visto il primo Avengers sapevo che volevo diventare un supereroe, ma non avrei mai immaginato che sarei diventato Spider-Man. Supera ogni mia fantasia. Sono immensamente fortunato: è bello che la Marvel abbia voluto affidare questa grande responsabilità alle spalle di un ventenne.
Da: Intervista del 20/06/17 sul film Spiderman Homecoming

Per me la sfida è stata quella di realizzare un personaggio unico e diverso, non volevo che la gente andasse a vedere qualcosa di già visto. Tornare a Liceo, avere un personaggio ben inserito nella realtà e mi sono chiesto cosa avrebbe fatto un 15enne che scopre di avere dei poteri
Da: Intervista del 20/06/17 sul film Spiderman Homecoming

Roberto Benigni si è identificato con un Donald Duck italiano. Io lo definirei piuttosto un "furby" italiano.

Io sono un regista veloce, mentre Stanley era molto lento e metodico. Era uno che pensava a lungo alle cose. Ogni tanto mi diceva "ti farò sapere", e poi non lo sentivo per una settimana. Quando mi telefonava, una settimana dopo, ci aveva davvero pensato su per sette giorni, e mi teneva al telefono per tre ore per discuterne nei minimi dettagli.

A volte mi nascondo dietro le mie pellicole di fantasia perché sono un rifugio molto comodo e piacevole.

  Autori su argomento 'Cinema'


PaginaInizio.com
© Adv Solutions SRL (2005-2021)