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Mi sento un esodato. Sono troppo giovane per la pensione e quindi mi tocca continuare a lavorare. [Dopo aver ricevuto la comunicazione che non sarà più lui a condurre il programma Linea Verde]

Ho avuto la fortuna di cominciare a fare questo mestiere quando non c'era il web. Devi essere irreprensibile dal punto di vista scientifico, non apparire troppo, essere comprensibile, saper parlare a tutti. La telecamera non mente, racconta chi sei. Se al cinema non saprai mai se un attore è simpatico, la tv restituisce la persona. Le basi sono l'educazione e il rispetto del pubblico.
Da: Repubblica - 05/01/2017

Io mi considero un ricercatore prestato alla televisione. Certo, mi mancano il modo in cui facevo ricerca, gli scavi, la vita in tenda, scenari strepitosi. Ma in fondo faccio lo stesso mestiere. Io cerco di traghettare le conoscenze che sono sepolte attorno a noi.
Da: Famiglia Cristiana - 28/04/2017

Il mio carburante televisivo è sempre stato il background scientifico e la voglia di fare da ponte tra il mondo della ricerca e la gente comune. Si dice che la scienza non è finita finché non è divulgata. È così: se non la si divulga che senso ha?
Da: Corriere - 24/12/2017

Diciamo che il linguaggio è importante, a metà tra l’emotività e la spiegazione razionale, bisogna trovare delle formule che riescano a rimanere nella mente delle persone. Credo che il pubblico ci segua per come diciamo le cose: è un insieme di esperienze, capacità e istinti. E poi tutti i nostri programmi sono basati sulla curiosità: ci poniamo le stesse domande che si pone la gente, senza usare termini troppo ampollosi. È una danza dove si è sempre in due: la tv e il pubblico. [In relazione ai suoi programmi televisivi]
Da: Corriere - 24/12/2017

La vittoria mi ha tirato su il morale. È stata una cura psicanalitica per uscire da una situazione buia. Per quanto riguarda il domani, chi vivrà vedrà. Questo è un lavoro, come diceva Funari, in cui serve il 100% di bravura e il 100% di fortuna. Ma le intenzioni non mancano.
Da: Vanity Fair - 17/04/2018

L'Isola è un programma stranissimo però. Prima di partire avevo detto: col cavolo che mi vedrete piangere per i parenti che mi mancano. Invece ci sono caduto come una patata. Ma quella è una situazione che non capita a nessuno: sei in un posto in cui non hai bollette da pagare, impegni, il telefono che suona... sei costretto a pensare e vedi cose che altrimenti non vedresti, provi sentimenti che altrimenti non proveresti... E così anche io, nonostante il mio cinismo, mi sono messo a piangere.
Da: Corriere della sera - 17/04/2018

Ho partecipato all'Isola con l’intento di far vedere alle persone che, anche senza Zuzzurro, Gaspare era ancora vivo. Ho continuato a lavorare a teatro in questi anni ma, diciamoci la verità, il teatro non se lo fila nessuno. Per questo ho accettato di partecipare.
Da: Corriere della sera - 17/04/2018

La tv è cambiata e non si può riportarla indietro a 30 anni fa, ai tempi di "Drive In" o "Emilio".
Da: sorrisi.com - 26/04/2018

In realtà sono sempre stato un fan dell'Isola. Quando mi hanno proposto di partire non ci credevo. Innanzitutto ho chiamato Angela, con cui siamo una cosa sola, poi i ragazzi che alleno a Cosenza e infine la società. Quando ho visto che tutti hanno fatto il tifo per me da subito, ho preparato il borsone per la partenza. Direzione Milano. Io amo le sfide, il lavoro duro e l'avventura. Penso che in questo programma ci siano tutti questi ingredienti.

Adesso evidentemente piaccio al pubblico e sono felice di questo per cui se mi chiamano e mi invitano nei vari programmi e mi va di accettare accetto. L'importante è che il pubblico apprezzi me e quello che sono.

Io sono cubano, ma ormai sono italianizzato. Amo la vita in provincia e la mia famiglia e la pallanuoto. La televisione è un piacevole diversivo, ma non potrei stare lontano dalla mia famiglia per troppo tempo. Ho detto di no al Grande fratello vip perché non era nelle mie corde. Però farei una eccezione per l'Isola dei Famosi. Sono scettico ma potrei provarci. Del resto il fisico non mi manca.

Nella mia carriera ho lavorato nei quotidiani e nei periodici, alla radio e in TV e con ogni mezzo mi sono divertito.

La televisione mi ha fatto aprire anche di più come persona. Non vado in tv per i soldi, vivrei dignitosamente comunque. È più una questione di mettersi in gioco.
Da: Vanity Fair - 10/03/2017

La fine degli anni Sessanta era un periodo straordinario, carico di tensione, di voglia, al di là degli avvenimenti politici e non, che conosciamo, e fare televisione era diventato dequalificante. Mi nauseava un po' una certa formula, mi stavano strette le sue limitazioni di censura, di linguaggio, di espressività, e allora mi dissi: "D'accordo, ho fatto questo lavoro e ho avuto successo, ma ora a questo successo vorrei porre delle condizioni." Mi sembrò che l'attività teatrale riacquistasse un senso alla luce del mio rifiuto di un certo narcisismo.

Io a 18 anni, mi sentivo il padrone del mondo e la possibilità di essere immortale di poter fare tutto, magari per i giovani di oggi con tutti gli stimoli che hanno dall'esterno, penso sia più difficile. Sono protagonisti, e nello stesso tempo subdoli, della televisione, di internet, quando ero giovane io, la televisione era molto diversa, non esisteva internet e il computer si usava per giocare. Ci sono tanti segnali completamente diversi. Ma se gli stimoli sono usati nel modo giusto, tutto è straordinario.
Da: Il Giornale - 22/04/2013

Io credo sempre che il talent sia insidioso. Nel senso che c'è questo meccanismo accelerato del portare in auge una persona, che poi si fa tutte le sue idee. Rischia di illudersi. Se non è consigliato, se non è protetto, se non è gestito in un certo modo un giovane può facilmente montarsi la testa, distaccarsi dalla realtà. Attraverso un talent, si può ottenere un grande successo, ti può portare in alto e allo stesso tempo può anche distruggerti, o comunque indebolirti, o magari demolirti se non ci sono tutti questi, come posso dire, sostegni messi al loro posto. C'è anche da dire questo, perché non voglio essere solo denigratorio, che se non ci fossero i talent oggi ci sarebbero maggiori difficoltà.
Da: go-Italy.net - 08/12/2017

Le cose che mi piacerebbe fare è stare tranquillo. Io amo lo sport, guardo molta televisione, amo il calcio e sono milanista dal 1948.

In Rai mi avevano detto: non parlerai più la domenica. Questa è la mia risposta. Non contro Fabio Fazio, che ne è il protagonista e che stimo. Ma per dare voce alla gente che la domenica è stata messa a tacere, quei 4 milioni di telespettatori che mi hanno sempre seguito. Per me quel giorno ha anche un valore etico più forte degli altri.

Spesso ho trovato in questa azienda persone che non mi hanno aiutato, anzi hanno cercato di ostacolarmi. Però poi c'era una parte sana che mi dava una mano perché sapeva come lavoro. E si stava a galla con gli ascolti. [In riferimento alla Rai]

Non ho mai avuto padroni, la mia forza è sempre stata quella di essere super partes. Mai avuto alcun mandato politico, ed è stata la mia identità.
Da: Corriere della sera - 02/08/2017

Rifarò L'Arena. La mia Arena. Qualcuno sperava che non andasse più in onda perché, dicono, dava molto fastidio. Ma L'Arena è la mia creatura professionale, l'ho fatta nascere, l'ho modellata. Ho scelto La7 perché ho capito che era lì la strada per dare continuità a questa esperienza.
Da: Corriere della sera - 02/08/2017

Parla di uno scrittore di libri dell'orrore, che hanno cominciato ad influenzare i fan. Infetta i fan, trasformandoli in qualcos'altro, in assassini. Pensandoci, fa eco a questo ridicolo dibattito sul fatto che la televisione stia trasformando i nostri figli in assassini. Questo film è una sorta di punto di vista horror di vedere la questione.
Da: Parlando del film - Il seme della follia

Quando un programma tv è brutto chi paga più di tutti è il presentatore.

Sono un protagonista che merita ancora degli spazi. La gente mi adora, è una cosa della quale vado fiero. Sono uno di famiglia che non ha mai tradito il pubblico, non lo ha mai offeso e non usa in modo improprio la televisione.

Vado a sfidarmi nell'Isola, non ci vado pensando che sono in un programma televisivo.

Spegnete la tv, guardate fuori: c'è una luna meravigliosa piena di luce.

Tutti hanno uno scopo nella vita. Forse il vostro è quello di guardare la televisione.

La televisione in questi ultimi anni, e soprattutto nei primi mesi del 2012, si sta dimostrando estremamente viva.

Noi stiamo reagendo difendendo al massimo il prodotto, continuando ad investire, ma ovviamente facendo anche delle importanti efficienze. Come dire, il momento è particolare proprio perché ci sono grandi sfide, vedi i contenuti su internet e la modalità di visione non lineare, che coincidono con questa crisi economica.

I miei primi ricordi dell'infanzia hanno a che fare con la Tv: Rita Pavone, Raimondo Vianello, Bruno Vespa. È una passione, come la musica. I tifosi di calcio ricordano a memoria le formazioni, io so chi sono gli autori, quali show hanno scritto e così via.
Da: vanityfair.it 25/03/2015

Non si cambiava mai canale guardando alla televisione. Restavi lì, fermo, anche nelle pause, anche negli intervalli, come se ci fosse tutto il tempo del mondo per fare qualsiasi cosa. O come se non ce ne fosse. E quindi non importasse.
Da: C'è un angelo bianconero - Mondadori

Ho iniziato a fare tv a vent'anni e quindi non ho mai avuto il tempo per studiare. Adesso invece ho più tempo per me, sono più serena. E ho voglia di occuparmi di me stessa.
Da: vanityfair.it 11/12/2013

Con Mediaset è stato un periodo particolare, pieno di fermento, c’era grande entusiasmo e voglia di fare, ma la mia casa è sempre stata la Rai e così rifiutai una proposta molto allettante e tornai a casa mia. Comunque è stata una bella esperienza in cui ho conosciuto gente molto interessante. Ora non ho contatti, ma conservo ancora qualche bella conoscenza.

Che ricordi ho della tv ai tempi di Arbore? Un ricordo splendido. Una tv vivace, brillante, innovativa, figlia dell’enorme talento di Renzo Arbore. Non finirò mai di ringraziarlo per tutto quello che mi ha insegnato e per la grande opportunità che mi ha dato nel prelevarmi da una tv privata romana, GBR, e portarmi nella grande tv nazionale. Mi chiamava “la sorridente Milly Carlucci” e quel sorriso ho cercato sempre di portarlo nelle case del pubblico.

Quella che sono lo devo al pattinaggio. Mia madre mi aveva spinto a farlo quando ero una bambina timida e sensibile. Ed è sempre stata la mia prima sostenitrice. Entri in pista a testa alta, sorridi e poi collassi quando hai finito. Ho fatto questo sport da atleta e ha fatto parte della mia vita fino ai trent’anni. Non è un mestiere che può durare per sempre, quindi poi è arrivata la televisione.

In realtà il ballo è una passione universale e primitiva dell’uomo, le danze tribali ne sono l’esempio. Ballando con le Stelle forse ha tirato fuori un qualcosa che si era assopito nell’animo degli italiani, ma è un qualcosa di innato.

Se apro la porta di casa e trovo la mia donna a letto con il mio migliore amico, forse il Tonio Fortebracci che è in me viene fuori ed è normale che allora non perdono.

La televisione crea cattivi cittadini. Non tanto per una questione di suoi contenuti. L'Homo videns è incapace di astrazione, sa solo di quello che vede alla tv. Ma lo Stato, la giustizia, la libertà, i diritti sono concetti astratti: come faccio a rappresentarli in immagini?

Quando non lavoro sono la persona più pigra del mondo. Posso letteralmente stare stesa sul divano a guardare la Tv per 15 ore. Odio le persone che dicono 'Oh, sono dipendente dagli allenamenti'.

Quinta Colonna il protagonista non sono io, ma la gente, insieme agli ospiti in studio. Dico sempre che i politici sono come le mongolfiere: bisogna mettergli la zavorra, altrimenti volano sopra le nuvole; e la zavorra per me è la piazza.

La tv mi piace farla e non vederla. Mi annoia. Se lo immaginerebbe un farmacista che dopo una giornata di lavoro torna a casa e si legge il ricettario? Sarebbe matto.

A Santoro effettivamente manca una figura con cui prendersela, ruolo che ha avuto Berlusconi per tanti anni. Io per un certo periodo ho fatto una tv militante, non è un segreto. Dicevo come la pensavo. Oggi, e da un bel po’, conduco come uno che si astiene dalle elezioni. Perché non credo più in nessun progetto. Giudico le proposte politiche di volta in volta, senza ideologia.

Non credere all'opinione pubblica. L'opinione pubblica è una menzogna continua, i giornali un pasticcio, la moda una cosa tremenda.

Mike per me è stato un grande maestro, un uomo che è entrato davvero nelle case del pubblico.

Perché il rap negli ultimi dieci anni ha avuto un boom popolare? E' stato grazie alla Rete. I mass media ci hanno provato, ma non sono riusciti ad arginarlo.

Le donne sono come le automobili. Ogni tanto debbono fare un piccolo tagliando. A noi che stiamo sempre davanti al pubblico, un po' di lifting ce lo dovrebbe pagare lo Stato.

Quando sono partito per l’Isola, per evitare che i miei figli subissero un trauma, ho sminuito il distacco. Ma loro avevano la fortuna di vedermi in tv anche se ero lontano. Io no, e ho sofferto la malinconia. Io e mia moglie siamo consapevoli di non poter essere nella testa dei nostri figli; quello che possiamo fare è dare direttive di massima: mi piace che ci confrontiamo.

Vivo con i piedi per terra. Il mondo dello spettacolo è strano. Oggi ci sei, domani sei già dimenticato. Quando mi hanno comunicato che sarei stato testimonial di Mediaset Premium, stentavo a crederci

In Spagna quasi il 50 per cento dei programmi vive di gossip. Una vergogna, il trash del trash, e questo per fortuna in Italia non c’è. Però là non c’è l’uso della donna che si fa nella tv italiana. Ci sono gli stessi format, gli stessi programmi, ma non vedi le ragazze che ballano, le veline, le letterine.

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